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Imbolc

“Siamo piene di grazia.
piene di grazia come una donna
che ha appena partorito,
o come l’alba che partorisce il sole.
piene di grazia
per illuminare di bello ciò che ascoltiamo,
e ciò che ci ascolta.
lentamente, verso il Nuovo
E’ l’energia di Imbolc: grazia, purezza, luce e rinascita”.

Candelora (Notte del 1 su 2 febbraio) – La primavera delle streghe


In questo periodo siamo attenti al cambiamento che si manifesta intorno a noi, poiché la luce rinata a Saturnalia comincia a crescere e le giornate pian piano si apprestano ad allungarsi. Ci troviamo nel periodo di Candelora o Imbolc (pronuncia Immol’c) dove il significato etimologico del termine ci invita al concetto spirituale di questa importante ricorrenza. Imbolc infatti sembra avere origine da Imb-folc, cioè “grande pioggia” e ancora oggi in molti paesi di origine celtica questa celebrazione porta il nome di “festa della pioggia”.
Presso i popoli celtici Imbolc era conosciuta anche come Imbolg, il cui significato è “nel grembo”, in rapporto al risveglio di tutta la Natura tra i fianchi della Grande Madre Terra. Candelora fa parte delle quattro grandi feste del Fuoco Sacro, poiché anche in essa, come per Calenda, Calendimaggio e Il Raccolto, l’accensione della Sacra Fiamma del Sabba o Falò d’altare, costituisce l’elemento fondamentale di tutta la ritualistica stregonesca di questa sacra celebrazione, sebbene il suo significato si limiti al concetto di luminare o di fonte di luce.
Imbolc è una delle quattro feste celtiche, dette “feste del fuoco” perché l’accensione rituale di fuochi e falò ne costituiscono una caratteristica essenziale. In questa ricorrenza il fuoco è però considerato sotto il suo aspetto di luce, questo è infatti il periodo della luce crescente. Gli antichi Celti, consapevoli dei sottili mutamenti di stagione come tutte le genti del passato, celebravano in maniera adeguata questo tempo di risveglio della Natura. Non vi erano grandi celebrazioni tribali in questo buio e freddo periodo dell’anno, tuttavia le donne dei villaggi si radunavano per celebrare insieme la Dea della Luce (le celebrazioni iniziavano la vigilia, perché per i Celti ogni giorno iniziava all’imbrunire del giorno precedente).

Le streghe di un tempo, specie nei paesi del Nord, si radunavano al sabba per celebrare la Dea della Luce o Brigit (o Brigantia), divinità del triplice fuoco, dell’arte, della fucina, delle tradizioni conservate e della guarigione. In onore della Dea, ancora oggi è in uso tra i contadini appendere dei nastri colorati ai rami degli alberi di loro proprietà, al fine di esorcizzare la malasorte e di segnarli come simulacri delle malattie dalle quali intendono essere guariti.

Altare di Imbolc

La Candelora venne cristianizzata come festa di Santa Brigida, in onore della quale in numerosi conventi le suore avevano il compito di sorvegliare quotidianamente il Fuoco Sacro a lei immolato, usanza che immancabilmente ricorda le abitudini pagane delle Vestali che accudivano al Fuoco di Vesta a Roma. In Inghilterra, in particolare nell’isola di Man, si celebrava in maniera similare. In più le streghe preparavano con i rami dei noccioli le “croci di Brigit”, croci a braccia uguali racchiuse in un cerchio che stava ad indicare il Dio Sole, tradizione probabilmente derivante da un’usanza pre-cristiana, connessa alla preparazione della semina. Nel giorno della ricorrenza si bruciavano le croci fabbricate l’anno precedente e conservate per la festa. In Italia invece nei primi due giorni di febbraio si celebrava la dea Februa (in latino “februare” significa purificare, per cui febbraio e Candelora sono il periodo di purificazione mentale e corporea) percorrendo i viottoli dei paesi con torce e fiaccole accese in segno di purificazione, mentre i Luperci, o sacerdoti di Fauno, celebravano i Lupercali allo stesso modo abbigliati esclusivamente di pelli caprine.
La Chiesa cristiana per soppiantare queste usanze pagane promosse le sue processioni con i ceri votivi e la benedizione delle candele per i propri altari, ma risulta evidente che il cattolicesimo non è riuscito ad alterare il profondo significato della Candelora e del suo spirito naturale. A Candelora è usanza delle streghe bruciare le decorazioni dell’albero di Saturnalia per fare in modo che gli spiriti malvagi non si insedino in essi e non prendano possesso delle loro abitazioni. Con questa azione le streghe vogliono annientare le scorie negative dell’anno passato e lasciare la porta aperta ai nuovi eventi , ad un nuovo ciclo vitale. E’ un’usanza stregonesca festeggiare la Candelora accendendo dei piccoli lumini galleggianti in uno specchio d’acqua o addirittura una bacinella, dando a questo gesto l’accezione della luce novella che emerge dalle acque del grembo di Gea, la Madre Terra.
Candelora è la celebrazione della femminilità naturale ed è anche vista come la festa dell’infanzia della vita, periodo in cui ogni strega guarda con positività e speranza al proprio futuro, lasciandosi alle spalle gli aspetti negativi e le situazioni infauste del passato. Sebbene l’inverno stia continuando il proprio corso, possiamo già da ora notare intorno a noi il timido affacciarsi della primavera con l’apparire dei primi bucaneve, fiori sacri e simbolici della Candelora.

La Candelora oltre ad essere il seguito del periodo meditativo e consapevole del cammino di una strega, offre allo stesso tempo lo spunto per approfondire il potenziale occulto del nostro percorso esoterico, previo un percorso purificativo atto ad allontanare gli influssi venefici accumulati col passare dell’anno trascorso. Tradizionalmente sono noti alcuni piccoli rituali che fanno della Candelora la festa della purificazione mediante la luce, come l’accensione di candele bianche e la conseguente meditazione personale sulle cose e sugli aspetti negativi che vogliamo bandire dalla nostra vita terrena.
In questa ricorrenza è uso comune tra le streghe benedire di nuova luce la propria abitazione, girando per le stanze di casa in senso orario (senso magico apportatore di energia) con in mano la candela bianca accesa, visualizzando la potenza della luce permeare nei muri, nelle suppellettili ed in tutti gli oggetti che “vivono” della nostra esistenza. Le streghe maschio possono recarsi in un bosco o in un prato e raccogliere un dono per la propria casa come una penna d’uccello, una pietra, un sacchetto d’erbe, mentre le streghe femmine hanno il compito di spazzare fuori dall’uscio le energie morte dell’anno trascorso con la propria scopa celebrativa.
Sacri a Brigit erano la ruota del filatoio, la coppa e lo specchio.
Lo specchio è strumento di divinazione e simboleggia l’immagine dell’Altro Mondo cui hanno accesso eroi e iniziati.
La ruota del filatoio è il centro ruotante del cosmo, il volgere della Ruota dell’Anno e anche la ruota che fila i fili delle nostre vite.
La coppa è il grembo della Dea da cui tutte le cose nascono.

Riti tradizionali di Imbolc
I riti di Brigit celebrati a Imbolc ci sono stati tramandati dal folklore scozzese e irlandese.

Il letto di Bride
Nelle Isole Ebridi (che forse devono il loro nome proprio a Brigit o Bride) le donne dei villaggi si radunano insieme in qualche casa e fabbricano un’ immagine dell’antica Dea, la vestono di bianco e pongono un cristallo sulla posizione del cuore. In Scozia, la vigilia di Santa Bridget le donne vestono un fascio di spighe di avena con abiti femminili e lo depongono in una cesta, il “letto di Brid”, con a fianco un bastone di forma fallica. Poi esse gridano tre volte “Brid è venuta, Brid è benvenuta!”, indi lasciano bruciare torce e candele vicino al “letto” tutta la notte.
Se la mattina dopo trovano l’impronta del bastone nelle ceneri del focolare, ne traggono un presagio di prosperità per l’anno a venire. Il significato di questa usanza è chiaro: le donne preparano un luogo per accogliere la Dea e invitano allo stesso tempo il potere fecondante maschile a unirsi a lei. Anche nell’isola di Man veniva compiuta una cerimonia simile, chiamata Laa’l Breesley. Nell’Inghilterra del Nord, terra dell’antica Brigantia, la ricorrenza veniva denominata “Giorno delle Levatrici”.

La croce di Brigid
In Irlanda, si preparano con giunchi e rametti le cosiddette croci di Brigit, a quattro bracci uguali racchiusi in un cerchio, cioè la figura della ruota solare (che è simbolo appropriato per una divinità del fuoco e della luce); lo stesso giorno vengono bruciate le croci preparate l’anno prima e conservate fino ad allora.La fabbricazione delle croci di Brigit deriva forse da un’antica usanza precristiana collegata alla preparazione dei semi di grano per la semina.

Questi oggetti simbolici, confezionati con materiale vegetale, ci ricordano tra l’altro che la luce ed il calore sono indispensabili alla vegetazione che si rinnova in continuazione, anno dopo anno. Le spighe di avena (o grano, orzo, ecc.) usate per fabbricare le bambole di Brigit, provengono dall’ultimo covone del raccolto dell’anno precedente. Questo ultimo covone, in molte tradizioni europee è chiamato la Madre del Grano (o dell’Orzo, dell’Avena, ecc.) e la bambola propiziatoria confezionata con le sue spighe è la Fanciulla del Grano (o dell’Orzo, dell’Avena, ecc.).Si credeva cioè che lo spirito del cereale o la stessa Dea del Grano risiedesse nell’ultimo covone mietuto: come le spighe del vecchio raccolto sono il seme di quello successivo, così la vecchia divinità dell’autunno e dell’inverno si trasformava nella giovane Dea della primavera, in quella infinita catena di immortalità che è il ciclo di nascita, morte e rinascita. E Brigit rappresenta appunto la giovane Dea della primavera.

La croce di Brigid

Una leggenda
Un antico codice irlandese, il Libro di Lisrnore, riporta una curiosa leggenda. Si narra che a Roma i ragazzi usavano giocare ad un gioco da tavolo in cui una vecchia megera liberava un drago mentre dall’altra parte una giovane fanciulla lasciava libero un agnello che sconfiggeva il drago. La megera allora scagliava un leone contro la fanciulla, la quale però provocava a sua volta una grandine che abbatteva il leone. Papa Bonifacio, dopo aver interrogato i ragazzi e aver saputo che il gioco era stato insegnato loro dalla Sibilla, lo proibì. La megera non è altro che la Vecchia Dea dell’Inverno sconfitta dalla Giovane Dea della Primavera.


La Candelora
Un’altra usanza, legata anche a rituali di fertilità erano i Lupercali: i Luperci, sacerdoti di Fauno, correvano per le strade vestiti solo con una pelle di capra e con una frusta (anche essa fabbricata con strisce di pelle di capra) con la quale battevano le giovani spose per propiziarne la fertilità (e quindi la capacità di partorire).
La Chiesa, per combattere queste usanze, istituì processioni con candele, alle quali a partire dall’11° secolo aggiunse la benedizione delle candele per gli altari. Col nome di Candelora o Candlemas (nei paesi anglosassoni) è nota la festa cristiana del 2 febbraio, denominata “Presentazione del Signore al Tempio”. Ma è evidente che la nuova religione non ha potuto modificare il significato autentico della festa, un significato che è profondamente incarnato nella Natura e nello spirito umano.
Il legame della festa con le candele, la purificazione e l’infanzia, sopravvisse nell’usanza medievale di condurre le donne in chiesa dopo il parto a portare candele accese.

L’idea di una purificazione rituale in questo periodo è rimasta forte nel folklore europeo. Ad esempio le decorazioni vegetali natalizie vengono messe da parte e bruciate alla Candelora per evitare che i folletti che in esse si sono nascosti infestino le case.

Il concetto di purificazione è presupposto di una nuova vita: si eliminano le impurità del passato per far posto alle cose nuove. Alcuni gruppi neopagani europei festeggiano Imbolc accendendo candele che sporgono da una bacinella di acqua. Il significato è quello della luce della nuova vita che emerge dalle acque del grembo materno, le acque lustrali di Imbolc che lavano via le scorie invernali. Un antico detto celtico ricordava come fosse una buona cosa lavarsi mani e viso a Imbolc!

La pianta sacra di Imbolc è il bucaneve. E’ il primo fiore dell’anno a sbocciare e il suo colore bianco ricorda allo stesso tempo la purezza della Giovane Dea e il latte che nutre gli agnelli.
Celebrare Imbolc
Fisicamente è opportuno praticare una dieta più leggera, dopo che i banchetti delle feste invernali e la forzata sedentarietà trascorsa al chiuso delle nostre case, hanno appesantito il nostro fisico. Possiamo anche decidere di fare una bella pulizia in casa! E’ utile purificare la nostra casa e il nostro corpo con il fumo dell’incenso: vanno benissimo anche i bastoncini di incenso profumati che si trovano ovunque in commercio. Scegliamo pure l’aroma che ci piace di più e lasciamo che il fumo sottile pulisca i nostri corpi energetici.

Erbe di Imbolc

Purificazione e saggezza
La candelora è uno dei quattro Sabbat maggiori della stregoneria giudaico-europea ed ha le sue origini nei riti magici dei druidi celtici.
I talismani della Candelora alludono alle sue tre virtù mistiche ancestrali. Si usano erbe come il basilico,l’alloro,l’angelica e la caledonia. Raccolte e messe in un sacchetto in parti uguali, servono per il rito e come amuleto da appendere al collo dalla mezzanotte fino al mattino seguente.
Forma un cerchio con un numero dispari di candele ( 5, 7 o 9) di colore azzurro o verde.
Accendile una per una, da sinistra verso destra.
Metti al centro delle candele un talismano fatto con le erbe.
Circondalo con petali di fiori gialli.
Spargi sopra il talismano i petali e alcuni semi di sesamo.
Unisci i piedi e incrocia le braccia al petto.
Gira lentamente tre volte su te stessa da sinistra verso destra concentrandoti sui tre poteri della Candelora:
Purificazione, Saggezza e fertilità.
E’ un rito da fare in solitudine e nel massimo silenzio. Una volta terminato spegnete le candele e riponetele mettendovi al collo l’amuleto con le erbe.
Psicologicamente è il momento di purificare la nostra mente dai cattivi pensieri e dai sentimenti inadeguati. Una bella pulizia mentale, che ci consenta di fare entrare in noi la luce della Natura rinnovata e di partecipare al risveglio del cosmo dalla lunga notte invernale.
Spiritualmente può essere utile la celebrazione di piccoli rituali legati ai simboli della festa.

Qui di seguito vengono proposti tre riti che possono essere eseguiti per celebrare Imbolc.

Accendere una candela
Un rituale molto semplice può essere quello di accendere una candela bianca (colore di purificazione) dicendo “Accendo la fiamma di Brigit per illuminare il cammino della mia vita”.
Si mediti per un po’ di tempo sui significati della festa: sul nostro bisogno di purificazione, sulla necessità di abbandonare cose e aspetti della nostra vita che non ci piacciono più, sulle nuove cose che vogliamo portare nelle nostre esistenze.
Poi si porti la candela accesa nelle varie stanze della nostra abitazione, facendo il giro degli ambienti in senso orario (magicamente è la direzione propizia, che porta energia). Alla fine si spenga la candela dicendo “Spengo la fiamma di Brigit per farla vivere in me” e si visualizzi la luce della candela che entra in noi.

Festeggiare Brigid in una famiglia
Se si vuole compiere qualcosa di più tradizionale, gli uomini possono uscire dopo l’imbrunire della vigilia di Imbolc, per andare a raccogliere un dono per Brigit (pietra, conchiglia, penna di uccello) da riportare in casa. Le donne invece possono trascorrere la vigilia di Imbolc pulendo la casa e immaginando di ramazzare via le energie morte dell’inverno: la Vecchia dell’Inverno è cacciata fuori dall’uscio di casa con la scopa.
Poi, sempre le donne, con rametti raccolti in precedenza preparano un letto per Brigit dove depongono una bambola fabbricata con spighe tenute da parte per l’occasione, e danno il benvenuto alla Dea accendendo una candela bianca e meditando sulla nuova vita che sta tornando.
Anche gli uomini, ritornati in casa con il dono per Brigit possono accendere una candela bianca e meditare sul ritorno della luce e della buona stagione.

Accendere tre candele
Un rituale invece più complesso, che possono eseguire tutti, consiste nel procurarsi tre candele (sempre di colore bianco!), e disporle in un triangolo, con la punta rivolta verso nord. Nel centro del triangolo così disposto si pone un calice di acqua (simbolo della purificazione) o di latte (simbolo del nutrimento della nuova vita).
Dopo un breve rilassamento, seduti o in piedi, ci si muove verso la candela a nord, la si accende e si dice “Signora dell’Inverno, ti dico addio, la tua stagione è terminata”. Si visualizzi il gelido potere dell’inverno che si allontana. Dopo avere sostato un po’, ci si sposta alla candela di sud-est, la si accende e si dice “Signora della Primavera, ti offro un caloroso benvenuto, la terra è il tuo letto”. Si visualizzi il gioioso potere della primavera che si avvicina. Dopo un po’ si va alla candela di sud-ovest, la si accende e si dice “Signora dell’Estate, presto io ti chiamerò e risveglierò il tuo amante”. Si visualizzi il potere ancora lontano della bella stagione, desideroso di nascere e pulsante di vita nel sottosuolo.
Quando ci si sente pronti, si va al centro del triangolo, si raccoglie il calice e si dice “Io bevo il potere della Triplice Dea. Possa questo potere diffondersi su tutta la terra per segnare la nascita della primavera”. Si beve dal calice e si immagina il potere che fluisce in noi, attraverso di noi per risvegliare la Natura. A questo punto si può inserire qualche usanza ricordata in precedenza, cioè la fabbricazione del letto di Brigit o l’arsione delle decorazione vegetali delle feste invernali. Oppure si può semplicemente concludere la cerimonia andando a ciascuna delle candele, nell’ordine in cui sono state accese: si spengono dicendo mentalmente o ad alta voce “Va’ fuoco e caccia l’inverno, riscalda la terra e risveglia la primavera”. Ovviamente in tutti questi piccoli rituali le parole delle formule possono essere adattate e se lo desideriamo, possiamo utilizzare brevi frasi che noi stessi avremo composto, secondo le nostre capacità e la nostra sensibilità.

Le Candele di Imbolc

Benedizione delle candele nel giorno di Imbolc

Ungere le candele bianche con olio di muschio e metterle in moccoli a spirale ricoperti di edera.
Versare del latte sulla Terra, per ringraziarla e onorarla.
Bruciare l’incenso di IMBOLC, una miscela di mirra, alloro, basilico e angelica.
Spazzando per terra con la vostra scopa /(consacrata)da Est verso Ovest prima di creare un cerchio rituale con sale grosso (consacrato) semplicemente per spazzare via dalla casa la negatività, recitare:

“Con la scopa e l’energia gelo e morte spazzo via. Da oggi presto l’inverno sarà un ricordo, spazzo spazzo tutto attorno e quel che è inutile tolgo di torno!”.

E’ questo il giorno per benedire le candele che saranno usate durante l’anno e lo faremo con queste parole:
“Io (dire il proprio nome esoterico) vi bnedico creature di fuoco, di luce e di cera, la negatività scaccerete e luminose brucerete. Siate strumento al servizio del bene e dell’equilibrio per volere mio e della magia, così sia.” Fate su esse per tre volte il segno della croce(di Brigid) con le dita indice e medio della mano destra.
Accendere in ogni stanza una candela bianca.
Preparate un cestino riempito di rafia e decorato con edera e nastri bianchi. All’interno mettete una bambola di granturco vestita da sposa o se preferite legate assieme tre pannocchie con del raso bianco e avvolgetele in un centrino. Nel cesto mettere anche un pezzetto di cristallo di rocca. Questa è l’espressione simbolica dell’unione tra il Dio e la Dea.

Olio Eterico per vestire le candele di Imbolc

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